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Sono nata nel 1963 e, fino
al 1996, ho vissuto come una qualsiasi persona normale, sebbene sin da bambina
abbia avuto problemi di salute, i quali però mi hanno permesso lo stesso di
avere una vita e un lavoro che mi hanno dato soddisfazioni. Tuttavia mai avrei
pensato di contrarre un giorno, una delle malattie più altamente invalidanti e,
allo stesso tempo, meno conosciute: “La Sclerosi Multipla”
(per maggiori informazioni cliccare
qui
).
Prima di allora non sapevo nemmeno dell'esistenza di questa malattia e pensavo a
lavorare, affinché un giorno, potessi rendermi economicamente indipendente per
avere una vita sociale tutta mia.
Purtroppo, all'età di 33 anni, cominciai ad avvertire i primi sintomi della
malattia, che si manifestavano, con stanchezza generale, difficoltà a camminare
ed una leggera incontinenza urinaria.
Mia sorella Rosa, essendo infermiera, incominciò a chiedere pareri ai medici
presso l'Ospedale dove lavora, i quali le consigliarono di farmi visitare da un
Neurologo. Allora presi un appuntamento per una visita Neurologica. La
dottoressa che mi visitò, non rendendosi conto della gravità della situazione e
pensando che si trattasse solo di problemi dovuti "all'ansia", mi
prescrisse dei psicofarmaci ed un elettroencefalogramma, dal quale però non
risultò niente.
La mia salute, purtroppo col passare del tempo, peggiorava sempre di più.
Infatti avevo sempre più difficoltà a deambulare, avevo perso quasi del tutto la
sensibilità tattile alle mani e l'incontinenza era peggiorata a tal punto che da
allora faccio uso dei "pannoloni".
Mia sorella Rosa, preoccupata per il peggioramento progressivo della mia salute,
ne parlò con un medico del reparto dove lavora, il quale, resosi conto della
gravità della situazione, mi fissò immediatamente un appuntamento per fare una
"Risonanza Magnetica all'Encefalo", presso l'Ospedale Pio X di Milano e il giorno
dopo vi fui trasportata con un'Ambulanza.
L'esito di questo esame, evidenziò delle lesioni alla "sostanza bianca"
dell'Encefalo.
I medici, che mi avevano in cura, venuti a conoscenza dell'esito della Risonanza
Magnetica, contattarono immediatamente l'Ospedale S. Raffaele di Segrate,
affinché fossi ricoverata al più presto per ulteriori accertamenti e il 13
luglio 1996 vi fui ricoverata, nel reparto di Neurologia.
Lì, mi fecero, tutti gli esami del caso, compresa una “puntura lombare” e,
dall'esito degli esami, i medici, dissero che "probabilmente" si trattava di
“Sclerosi Multipla”.
Poiché, il quadro clinico era da rivalutare, fui dimessa il 2 agosto 1996.
Purtroppo, nell'arco di una settimana, peggiorai ulteriormente al punto tale che
non riuscivo nemmeno a stare in piedi, tanto che mio fratello Liborio dovette
affittare un deambulatore, affinchè potessi reggermi per stare in piedi.
Il 10 agosto 1996, mia sorella Rosa, viste le mie condizioni di salute,
telefonò al reparto di Neurologia dell'Ospedale S. Raffaele dove ero stata
ricoverata e parlò con la dottoressa Moiola, la quale mi fece ricoverare il giorno
stesso per iniziare una cura a base di cortisone. Mentre ero ricoverata, mi
fecero altre "Risonanze Magnetiche" e un'altra "puntura lombare" per vedere se c'era
un eventuale "tumore". Dall'esito degli esami, questa volta, i medici
diagnosticarono senza alcun dubbio che si trattava di "Sclerosi Multipla".
“Venuta a conoscenza della diagnosi, vi lascio immaginare quale fosse il mio
stato d'animo...”
Terminato il ciclo di terapia e la riabilitazione motoria, fui dimessa il 30
agosto 1996.
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Da quel giorno, la mia vita cambiò radicalmente, infatti non ero nemmeno in
grado di recarmi a lavorare, tanto che trascorsi i sei mesi di malattia, fui
costretta a chiedere un periodo di aspettativa e poiché la mia salute non mi
consentiva più di lavorare, nel 1997, dopo 13 anni di onorato lavoro, fui
costretta a licenziarmi e da quel giorno cominciò la mia vita di persona
"diversamente abile".
“Di quel periodo ricordo volentieri le continue visite che ricevevo dai miei
familiari, dai parenti e dagli amici. In particolare vorrei ringraziare mio
fratello Liborio che tutti i giorni , quando finiva di lavorare, veniva a
trovarmi e per farmi svagare, suonava il pianoforte che si trovava nella sala di
ricreazione, rendendo la vita meno triste sia a me, che agli altri pazienti del
reparto che accorrevano numerosi a sentirlo suonare. Inoltre vorrei anche
ringraziare mia sorella Rosa per tutto quello che ha fatto per me e in
particolare per l'aiuto che mi dava, quando poteva, nel lavarmi e nel vestirmi.
Vorrei ricordare anche mio fratello Enzo che, nonostante i problemi di lavoro e
familiari, è venuto più volte a trovarmi, facendomi trascorrere così dei momenti
lieti. Inoltre, come non ricordare mia zia Angela, per l'aiuto che mi ha dato,
contribuendo anche lei a farmi trascorrere le giornate più serenamente. Infine,
ma non per ultima, un ringraziamento a mia sorella Mara, alla quale sono molto
legata che, nonostante, abiti in un paese vicino a Rimini, è venuta a trovarmi
tutte e due le volte che sono stata ricoverata, rendendomi felice... Delle
amicizie fatte in quel periodo ricordo volentieri Graziella. Infatti siamo
rimaste amiche e ogni tanto ci sentiamo ancora oggi per telefono”.
Dimessa dall'Ospedale, i medici programmarono dei controlli semestrali per
controllare l'andamento della malattia. Fortunatamente, grazie alle cure fatte
durante il ricovero, non ebbi ricadute fino alla fine del mese di marzo del
1998. Purtroppo, all'inizio del mese di aprile del 1998, cominciai a peggiorare
nuovamente, tanto che non ero in grado nemmeno di “vestirmi”. Poiché avevo una
visita di controllo, programmata per il mese di giugno, telefonai alla
dottoressa Poggi, del reparto di Neurologia dell'Ospedale S. Raffaele, affinché
mi anticipasse la visita e, lei allora, mi fissò un appuntamento per il 30
aprile 1998. Dalla visita, risultò che ero peggiorata, in particolare nella
deambulazione ed avevo perso anche la sensibilità alla gamba destra, "in seguito
ad una ricaduta della malattia". Quindi la dottoressa, mi prescrisse, una cura a
base di cortisone da fare a casa e inoltre mi fissò anche un appuntamento per un
controllo medico per il 28 maggio 1998.
“Quando facevo le cure di cortisone, inizialmente sembrava che stessi meglio,
tanto che per qualche tempo mi sembrava di stare bene, purtroppo era solo una
mia impressione, infatti cessato l'effetto del cortisone cominciavo di nuovo a
stare male”.
Giunto il giorno del nuovo controllo medico, poiché mio fratello Liborio stava
male, rimandai, d'accordo con la dottoressa, la visita all'11 giugno e quando mi
recai a fare il controllo, risultò un leggero miglioramento, anche se ancora la
gamba destra era debole e quindi la dottoressa mi consigliò di fare della
fisioterapia e, inoltre, mi fissò un nuovo controllo per il mese di dicembre
1998 ( purtroppo, per motivi familiari, non potei fare la fisioterapia).
Dopo l'ultimo controllo, la mia salute continuava a peggiorare, tanto che nel
mese di ottobre, ebbi una nuova ricaduta, allora, preoccupata, telefonai di
nuovo alla dottoressa Poggi, la quale mi fissò un appuntamento per il 19 ottobre
1998. Dalla visita emerse un peggioramento nella deambulazione e in particolare
una perdita di sensibilità alla gamba sinistra. Anche questa volta mi fu
prescritta una cura a base di cortisone da fare a casa e inoltre mi fu fissato
un appuntamento per il mese successivo, anche per valutare se fosse il caso di
iniziare una terapia a base di “interferone”.
Nei mesi che seguirono, la mia salute, continuò inesorabilmente a peggiorare,
feci allora dei nuovi controlli medici dai quali risultò che potevo deambulare
al massimo per circa 350 mt. senza appoggio e feci inoltre una nuova "Risonanza
Magnetica all'Encefalo", dalla quale fortunatamente non risultarono nuove
lesioni.
Ricordo che nel mese di marzo 1999, mi fu prescritta di nuovo una cura a base di
cortisone, da cui però non trassi nessun beneficio.
Poiché la mia salute continuava a peggiorare, la dottoressa che mi aveva in
cura, decise che era giunto il momento di iniziare la nuova terapia a base di "interferone" (Rebif Beta 1A), nel tentativo di arrestare in qualche modo il
lento ma progressivo peggioramento della mia salute, così il 7 giugno 1999,
iniziai a fare questa terapia, che andava fatta tre volte alla settimana con
iniezioni sottocutanee alla pancia e/o al braccio. Naturalmente, come ogni
farmaco, anche questo aveva degli effetti collaterali che si manifestavano con
febbre alta e dolori e per contrastare la febbre, dovevo prendere una pastiglia
di “tachipirina”.
Purtroppo, alla quinta iniezione, dopo qualche ora cominciai a stare male e mi
sdraiai sul letto. Mia madre e mio fratello Liborio, preoccupati, erano lì
vicino a me per controllare come stessi ma, verso mezzanotte, all'improvviso
persi conoscenza e fatta venire immediatamente un'Ambulanza, fui trasportata al
più vicino Pronto Soccorso, dove, fortunatamente c'era un bravo medico, che
nonostante la mia situazione critica, riuscì a salvarmi, la vita. Rimasi però in
coma per due giorni e quando mi risvegliai non ricordavo più niente di quello
che mi era accaduto. Ricordo solo che a fianco del mio letto c'era mia madre,
che mi teneva la mano e quando mi ripresi completamente, mi raccontò tutto
quello che era successo.
Poiché "sembrava" che mi fossi ripresa completamente, qualche giorno dopo fui
dimessa con la seguente diagnosi:«CRISI COMIZIALE».
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"...Vorrei ringraziare, innanzitutto, tutte le persone
che mi hanno assistito, dal momento che ho perso conoscenza, a quando sono stata
dimessa. Tra queste, in particolare, un ringraziamento, anche se non l'ho mai
visto e non conosco il suo nome, al medico del Pronto Soccorso che, senza il suo
intervento, oggi non sarei qui. Poi mia madre e mio fratello Liborio, che per
primi, mi hanno soccorso, e inoltre mia sorella Rosa, il suo compagno Angelo e
mio fratello Enzo con la moglie Eleonora che,
sono rimasti tutta la notte al Pronto Soccorso, per starmi vicina in quel
momento così difficile della mia vita."
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Dopo questa terribile esperienza, conclusasi
fortunatamente bene, nel tentativo di rallentare in qualche modo il progredire
della mia malattia, ho fatto altre cure. Tra queste, una terapia "immunosoppressiva",
a base di "Novantrone",
che va fatta in Day Hospital sotto controllo medico, il cui ciclo completo,
costituito da sei flebo endovenose da fare una ogni due/tre mesi, dura circa due
anni. Pertanto, per tutta la durata della terapia, sono stata abbastanza bene.
Negli anni successivi, dalle "Risonanze Magnetiche" fatte, non sono state
riscontrate nuove lesioni all'Encefalo
ed attualmente
faccio dei regolari controlli semestrali.
...Tuttavia, la malattia, col passare
degli anni, è progredita a tal punto che oggi sono ridotta a vivere su una sedia a
rotelle e non sono in grado nemmeno di svolgere le normali attività della vita
quotidiana e per questo necessito di assistenza 24 ore su 24. Fortunatamente
sono circondata da persone che mi vogliono bene e, grazie anche al loro affetto,
riesco a vivere serenamente.
Irene

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